L'AMORE CHE VEDO
Ho visto i graffi nei tuoi occhi, anche tu sai di sangue, hai schegge di luce bianca sotto le ciglia, e strade dense che corrono intorno al tuo corpo. Avrò una canzone dolorosa a scavare l'anima, avrò un ricordo lontano anni luce del tuo insostenibile tocco, nessuna tristezza raccolta negli occhi. Sarai come una lentissima carezza ubriaca.
DENTI ( Fase distruttiva tardo-adolescenziale )
Ho voglia di essere ferro ed essere ossa, tagliare l'odore stagnante dei deboli affolati per strada, frantumare quei pensieri opachi e sputare. Ho voglia di prendere i copri e lacerargli con i denti e con le unghie, fibra per fibra spolpare la volgarità del genere umano, leccare il vetro sporco della vetrina, sa di polvere bagnata di pioggia, ferro e ossa, il grido del treno che graffia elettrico le rotaie.
DON'T YOU FORGET
E se in sintesi la mia vita fosse proprio questo? E se il mio fardello fosse queste lettere? E visse aspettando lettere che non arrivarono mai.
SHE SAID I WAS LIVIN' IN THE PAST..
Nient'altro che suoni, niente urla, nessun ricordo. Una macchia d'erba rimasta su un vecchio paio di jeans. Rigiro tra le dita un pennarello nero, bisogna gettare via le cose inutili?
SOGNI #1
Era un'aula piena di sole, le finestre erano aperte e tutte le nostre compagne chiacchieravano in piccoli gruppi, come al solito ero arrivata in ritardo e non ho fatto in tempo nemmeno a salutare nessuna. Tu eri seduta da sola a uno dei quattro banchi uniti per fare un qualche lavoro di gruppo, doveva essere l'aula di fisica, quella dove abbiamo fatto le lezioni gli ultimi giorni del quinto ginnasio, te la ricordi? Faceva troppo caldo nella nostra classe, nella bacheca c'erano i bambini in barattolo e mille farfalle e insetti. Ho subito lasciato cadere lo zaino e mi sono seduta accanto a te, tu mi salutavi e ridevamo delle solite cose, avevi i capelli lunghi legati con la pinzetta, portavi quella maglia turchese di cotone e i jeans nuovi, ero così felice, avevo il cuore pieno di gioia e non sapevo perchè. Poi mi accorgevo che i banchi erano sporchi e andavo a prendere l'acool e lo straccio dalle bidelle, tu mi guardavi cancellare le scritte a matita e intanto ridevamo, il tuo banco era pulito, ma avevi cancellato tutto con la gomma ed era appiccoso, mentre cercavo di pulirlo incominciavo a ricordare che ero felice perchè tu eri tornata, che eri stata via per molto tempo ed eri tornata, si eri stata in ospedale, ti eri rotta la gamba, ma ora eri guarita e io pulivo il tuo banco, tu mi stavi raccontando qualcosa ( cosa darei per ricordarlo )e mentre parlavi mi prendevi il braccio, ero felice. Poi ricordavo ancora che ti eri rotta la gamba perchè c'era stato un incidente, ma non riuscivo a capire, perchè eri sola al banco? Perchè non c'era nessuno con te? Le altre erano ad altri tavoli, allora vado da Mida e le chiedo cos'è che non riesco a capire, la vedo come sempre, ho imparato i vostri corpi e i vostri vestiti a memoria, ha le maglia rosa e il becco nei capelli, ma mentre mi avvicino ricordo, ricordo che tu eri in coma, anzi, non lo sei mai stata, tu eri morta, e rimanevo con lo straccio in mano a metà strada e non potevo voltarmi, ma tu già non c'eri, solo i libri e le matite io lo sapevo. E sognare è dimenticare, non dimentico te Sara, dimentico la tua morte. Dimentico poi anche i sogni e quindi non mi resta che trascriverli anche piuttosto fedelmente.
PLATONE
La prima volta che l'ho visto era seduto sulla mia scrivania, gli occhi persi tra le pagine scritte di un libro, che non sapeva cosa fare. Rigirava tra le dita una matita consumata, cercava le risposte a oscure interrogazioni metafisiche. Adesso è lì sul mio letto, che con labbra frementi mi legge i suoi pensieri..amico mio..
"..Dunque ci accadrà che sia necessario essere d'accordo sulle stesse cose di prima, che spesso uno sia amico del non amico, e spesso anche del nemico, qualora, o qualcuno ami il non amante, o anche ami l'odiante, e che spesso sia nemico di un non nemico, o di un amante, qualora, o qualcuno ami il non odianteo o odi l'amante.."
CAN YOU SEE YOURSELF AS CLEAR AS..
M: "Sei una bambina schizzofrenica che accarezza i gatti e, quando nessuno la vede, li tortura"
In effetti odio i gatti.
L'ultima volta non ho fatto in tempo a capire nulla, si è avventato contro la gatta, quella è sfuggita attraverso il cancello, poi s'è voltato indietro, c'era un gattino, si nascondeva dietro un tronco d'edera, ma lo ha cacciato con una zampa, lo ha preso per il torace e ha stretto, s'è sentito un suono di vetri, poi l'ha lasciato e ha affondato i canini nella testa, in un'orbita, e ha tagliato sotto metà collo, poi me l'ha lasciato. Era tutto pieno di buchi, ma non dilaniato, poi lui s'è avvicinato fiero e mi ha leccato le mani. Non so se ha del preverso, ma quella che avevo dentro era pura soddisfazione deformata in un sorriso lupesco..